La punta delle scarpe

Scivolo sulle foglie in viale Malta e mi viene in mente Chiara che al numero venti ci passava i pomeriggi a fare merenda dopo aver finito i compiti e subito penso a Enrico e a dove si sono conosciuti, ma io non lo so o forse non ho capito quando lei me lo ha raccontato. Mi ricordo solo che pioveva quella sera, molto tempo dopo, e in macchina lui mi disse che qui ci veniva spesso a farsi una birra, ma io pensavo solo a te e non capii nemmeno quello, non me ne importava niente della sua voce che attraversava lo spazio tra un sedile e l’altro, era solo una parte di te come quello che vedo mentre cammino. Svolto gli angoli, calpesto le strisce, scivolo sulle foglie, entro ed esco dal supermercato, segno parole su pezzi di carta. Riempio di musica gli spazi, di fumo il tempo e di gin quello che resta. Ma l’alcol svanisce, il fumo si disperde, la musica finisce e restano le foglie gialle e viola a scricchiolare sotto i piedi. Mi fermo a guardare la punta delle scarpe e ti vedo.

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